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Sono entrato in fabbrica, allora Sicedison, il 16-1-1956. n. matricola 54311, con la qualifica di manovale comune.

Fin dal primo giorno di lavoro sono stato destinato al reparto cv6, impianto di polimerizzazione del cvm in emulsione, come turnista.

Nel 1973, alla notizia che il cvm è cancerogeno, iniziano le mie proteste. In reparto si lavorava costantemente in mezzo a nuvole di gas cvm, incolore e inodore, tenuti all'oscuro della sua cancerogenicità. Ho un incontro di critica e accusa nei confronti del responsabile dell’infermeria di fabbrica, il dr. Salvatore Giudice. L’infermeria di fabbrica, a mio parere, non svolgeva alcuna funzione informativa, non controllava i malsani luoghi di lavoro, si disinteressava della salvaguardia della salute dei lavoratori. Dal 1975 mi rifiuto di sottostare alle visite mediche rutinarie all'infermeria di fabbrica: le considero inutili. I medici erano abituati a visitare, constatare la malattia e inviare a domicilio gli operai, in attesa della morte.  Continuo a rifiutare l’infermeria di fabbrica anche dopo la modifica della legge, 1982(?), che obbliga i lavoratori addetti alle lavorazioni pericolose e nocive a sottoporsi alle visite mediche. Informo della mia decisione la direzione aziendale e il C.d.F., dichiarando di essere disposto, però, a farmi visitare da una struttura pubblica.

Nel 1982 vengo allontanato dal cv6 dal capo reparto Antonio Barina, capo gruppo Matta dr. Gino, con un accordo sottobanco con il consiglio di fabbrica, a causa del mio impegno contro la nocività, l’interesse per i problemi ambientali di reparto, per una vita più salubre in fabbrica.

Net giugno 1982, dopo oltre ventisei anni come addetto al cv6, costantemente come turnista, sotto la minaccia di venir messo in cassa integrazione, vengo costretto a passare al cv14/16. Constatando la grave situazione ambientale del reparto, metto al corrente sia il responsabile dell’impianto Attilio Calcatelli, sia la commissione ambiente del C.d.F., nelle persone di Tiengo, Marcato e Tettamanti. Nel 1983, constatando continue violazioni di legge in fatto di inquinamento dell’impianto        cv14/16 (polimerizzazione in sospensione), presento un esposto alla pretura di Mestre, per cui vengo immediatamente allontanato dal reparto: gennaio 1984. Il caporeparto era Attilio Calcatelli, il capogruppo Gino Motta.

Nel 1984 avevo la maggiore anzianità lavorativa come turnista, 29 anni, tra i circa mille addetti al cvm e pvc del Petrolchimico di Porto Marghera.

Nel 1984 vengo passato d’autorità al cv7, reparto nel quale subisco continui cambi di mansione, in lavori dequalificanti, nonostante io appartenga al sesto livello, attuando nei miei confronti una continua pressione del tipo “terrorismo psicologico”, allo scopo di costringermi a dare le dimissioni dalla Montedison. Nel novembre del 1985 la pretura di Mestre emette un decreto penale nei confronti di Attilio Calcatelli e Gino Motta, in conseguenza all'esposto che avevo presentato sul cvl4/16. Subito scatta, l’11-11-1985, la minaccia di cassa integrazione e l’immediata punizione: messo fuori organico, "a disposizione”, in attesa di una "collocazione all’interno della fabbrica”, come mi viene comunicato verbalmente. II capo reperto cv7 era Costante Bosio, capo gruppo Epifani dr. Alessandro. In pratica, pur essendo presente in fabbrica nel normale orario di lavoro e regolarmente stipendiato, vengo isolato in un bugigattolo del magazzino pvc grande come un campo di calcio, in mezzo ad altissime e polverose cataste di sacchi di resina pvc. Vengo tolto dall’organico del cv7, non devo appartenere ad alcun reparto, invitato a non svolgere mansioni lavorative; tutto ciò senza alcuna motivata giustificazione "ufficiale”, cioè senza alcuna comunicazione scritta. Faccio presente ai dirigenti della Montedison a al C.d.F. la violazione dell'art. 13 dello Statuto dei lavoratori che dichiara: “Un lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive”. Nessuna delle suddette ragioni sussistevano nel mio caso. Alle mie proteste fa seguito una lettera di licenziamento, poi ritirata, stilata da Munerato dr. Flavio.

Allora mi rivolgo alla magistratura (senza alcun risultato), in quanto ritengo sia l'unica maniera per fermare un atteggiamento di violazione dei diritti dei lavoratori, sia sotto l'aspetto Contratto collettivo nazionale di lavoro - Industria chimica, sia da quanto dettato dallo Statuto dei lavoratori.

Preciso che le mie proteste, gli esposti, le denunce si sono sempre svolti alla luce del sole, firmando con nome e cognome, usufruendo di quanto dispone la Costituzione italiana perché ogni cittadino possa far valere e difendere i propri e gli altrui diritti.

Faccio inoltre presente che nel 1982, quando mi trovavo al reparto cv6, è stato perpetrato un sopruso nei miei confronti dal C.d.F. Nella elezione dei delegati di reparto ero risultato primo dei non eletti. Nonostante le dimissioni di alcuni delegati, venne volutamente rifiutata la mia surrogazione. Addirittura, si ricorse a nuove elezioni per non farmi subentrare ai dimissionari con violazione, da parte dell’Esecutivo del C.d.F., delle norme che regolano l’elezione dei delegati che vanno a formare il C.d.F. Mi rivolgo all’avvocato Emanuele Battain per aver lumi, il quale mi consiglia di desistere. I tempi sono cambiati e i casi ultimi precedenti, simili al mio, la magistratura li ha liquidati in modo sfavorevole per i lavoratori.

Net frattempo svolgo numerose azioni di denuncia e protesta. Innesco la campagna contro lo scarico dei  fanghi industriali di Porto Marghera in Adriatico; presento (il primo in Italia?) esposti contro l’invio all’estero (Spagna, Germania dell’Est, Romania) dei  fusti tossici e nocivi; cerco, con denunce, mettendo al corrente i ferrovieri di Democrazia proletaria e informando la stampa, di far fermare la spedizione in Nigeria dei fusti tossici e nocivi in partenza dal Petrolchimico, la cui autorizzazione è avvenuta con un accordo con il C.d.F., ma inutilmente. Saranno le proteste del governo della Nigeria a far tornare i famosi fusti della Jolly Rosso, con i sindacalisti del Petrolchimico a sbandierare impegno ecologico ed ambientalista.

Nel 1987 sono stato messo in cassa integrazione “concordata”. Nell’agosto del 1990 sono stato collocato in pensione.

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