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Il 20 maggio 2006 la Cassazione conferma la condanna dei dirigenti Montedison: Alberto Grandi, Piergiorgio Gatti, Emilio Bartolini, Giovanni d’Arminio Manforte, Renato Calvi.

Prescrizione invece per più di 25 manager del Petrolchimico.

Con la conferma della sentenza dell’appello i familiari delle vittime per le quali è stato riconosciuto il nesso di causalità tra attività lavorativa e le patologie sviluppate mantengono il diritto a continuare la causa contro le società petrolchimiche in sede civile per ottenere il risarcimento del danno.

Viene definitivamente riconosciuto il lavoro fatto da Gabriele Bortolozzo e dai pochi lavoratori della Coorlach, assieme a Medicina Democratica.

È doveroso ricordare e ringraziare il lavoro e l’impegno dell’avvocato Luigi Scatturin, di Luigi Mara e degli amici di Medicina Democratica di Castellanza, che hanno seguito tutte le udienze dei 10 anni di processo facendo un lavoro enorme e preziosissimo.

Questo processo ha rappresentato un cambiamento epocale per il nostro territorio, in parte possibile anche per il cambiamento culturale della città. Tanti sono i cittadini e le associazioni che hanno partecipato alle iniziative e alle mobilitazioni a sostegno del processo. La loro voce è stata forte e chiara, e ne siamo grati.

Infine un ringraziamento a Felice Casson, gip e pubblica accusa, che ha svolto un lavoro certosino e coraggioso.

«La conferma che viene dalla Suprema Corte è di grande portata - commenta il Procuratore Generale di Venezia, Ennio Fortuna - Va dato merito a Felice Casson di aver istruito un maxi processo eccezionale, in anticipo sulla maturità culturale dei tempi. Si tratta di un caso pressoché unico a livello internazionale, che ribadisce il diritto alla salute degli operai ed il dovere di tutela dei vertici aziendali”.
Il Gazzettino del 5 maggio 2006

Sentenza storica

Il principio è stato sancito dalla Corte d’Appello di Venezia in sede civile - La salute in fabbrica è bene collettivo. Operai morti da CVM - Montedison deve risarcire Regione Provincia Comune e associazioni

La salute in fabbrica è un bene collettivo che va tutelato non solo per evitare guai agli operai ma anche alla città. Questo in buona sostanza riconosce la Corte d’appello di Venezia che in sede civile doveva decidere se gli Enti locali Regione, Provincia e Comune e le associazioni dal Wwf a Medicina Democratica avevano diritto a vedersi risarcire il danno di immagine nel processo contro la Montedison. Restava aperto solo questo punto dopo la sentenza emanata nel maggio 2006 dalla Corte di Cassazione, sentenza che aveva confermato le condanne contro i vertici della Montedison, colpevoli di non aver avvisato gli operai del Petrolchimico che il CVM era sostanza cancerogena mentre aveva rimandato alla Corte di appello di Venezia la decisione in sede civile sull’eventuale diritto degli Enti locali a chiedere il risarcimento dei danni d’immagine. In realtà il riconoscimento delle responsabilità penali era andato di pari passo con la prescrizione, ma a tenere in ballo tutti gli imputati era stato il caso di Tullio Faggian, un operaio del Petrolchimico morto nel 1998 di angiosarcoma epatico. Ed è sempre grazie a Faggian che adesso si arriva a questa nuova sentenza di condanna in sede civile. Il medico del Petrolchimico di allora, Emilio Bartalini, e i direttori Renato Calvi, Alberto Grandi, Piergiorgio Gatti e Monforte D’Arminio devono mettere mano al portafogli e risarcire tutti gli Enti e le associazioni con 20mila euro ciascuno. Il totale è di 160mila euro. In sé non sono tanti soldi se teniamo presente che la Montedison nel processo di primo grado aveva risarcito lo Stato con un assegno da 525 miliardi di lire, ma vale veramente il principio. Stavolta, e non per scherzo, i soldi sono pochi ma il principio che passa è che la tutela della salute negli ambienti di lavoro e la sicurezza nel luogo di lavoro fanno parte integrante del benessere di una città, e dunque gli Enti locali hanno tutto il diritto di rivalersi contro chi non tutela la salute nei posti di lavoro. Così come aveva chiesto l’avvocato Alfiero Farinea per Regione e Comune, la Corte d’appello individua il posto di lavoro salubre come bene collettivo e sanziona chi lo mette in pericolo Ecco perché gli imputati devono pagare e se non pagano loro deve pagare Montedison 20mila euro a testa a favore dell’Associazione Salvaguardia Malcontenta, dell’Associazione Lavoratrici Lavoratori Chimici Affini Allca, della Confederazione dei Cub di Medicina Democratica, di Legambiente Veneto e di Regione, Provincia e Comune di Venezia. La Corte inoltre ha stabilito che la Regione ha diritto al risarcimento delle spese mediche pagate per Faggian, in totale circa 10mila euro.

Rassegna Stampa

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