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Nel 1994, viene pubblicato nel numero 92/93 della Rivista Nazionale Medicina Democratica il dossier di Gabriele Bortolozzo dal titolo "Il Cancro da Cloruro di Vinile al Petrolchimico di Porto Marghera" e il 22 agosto 1994 Gabriele presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Venezia.

Il pubblico ministero Felice Casson apre un’inchiesta che dura oltre un anno e si conclude con una richiesta di rinvio a giudizio depositata il 18 ottobre 1996.

Il Giudice per le indagini preliminari Gioacchino Termini, dichiara che “per il numero delle persone offese e per la difficoltà di identificare i prossimi congiunti delle numerose persone decedute, non è possibile procedere alla notificazione nelle forme ordinarie” e “dispone che le notificazioni occorrenti per le persone offese e per i prossimi congiunti di quelle decedute siano eseguite mediante pubblici annunzi, ai sensi dell’art. 155C.P.P. e precisamente mediante la pubblicazione del presente decreto nei quotidiani LA NUOVA VENEZIA ed IL GAZZETTINO di Venezia, nonché nel quotidiano CORRIERE DELLA SERA di Milano”.

Si tratta di 546 casi di operai affetti da patologie diverse fra cui circa 200 casi di tumore accertati.

Gabriele non c’è più, così i suoi figli Gianluca e Beatrice decidono di contattare personalmente tutte le centinaia di persone o famiglie individuate durante le indagini del pm Casson per informarle che sono parti offese e possono costituirsi parte civile. Ogni operaio affetto da patologie viene contattato tramite una lettera personale; per i 200 operai deceduti, per i quali non si dispone di alcun contatto, inizia una ricerca minuziosa.

Non esiste internet, così i familiari vengono individuati attraverso gli elenchi del telefono, conoscenti, passaparola o cercando nei quartieri in cui si pensa abitino. In seguito, assieme agli amici più cari di Gabriele, Gianluca e Beatrice seguono il Comitato operai e familiari di operai esposti al CVM per informarli sulla possibilità di prendere parte al processo e sui loro diritti.

Tra le attività del comitato vi sono gli incontri con gli avvocati, importanti occasioni di incontro e scambio. Si creano legami nuovi, anche tra persone che il petrolchimico l’hanno visto solo nei racconti dei propri padri e dei propri mariti. In quegli anni le malattie causate dal CVM vengono vissute nell’intimità familiare, difficilmente se ne parla al di fuori del cerchio più stretto di parenti ed amici. Probabilmente la grande forza del comitato è stata quella di creare condivisione, generare dialogo, dissolvere i grandi timori che moltissimi avevano.

L’udienza preliminare è fissata per il 3 marzo 1997.

Oltre alle patologie che hanno colpito gli operai, le indagini del pm Casson comprendono anche gli scarichi di residui tossici in laguna, le discariche clandestine, l'avvelenamento della laguna e delle falde, tanto che la richiesta di rinvio a giudizio dei dirigenti Montedison ed Enichem è per «strage colposa, disastro ambientale, avvelenamento d'acque di falda e contaminazione alimentare».

Il 14 novembre 1997 il giudice delle indagini preliminari Gioacchino Termini dispone il rinvio a giudizio per omicidio colposo multiplo e disastro ambientale per 31 dirigenti presenti e passati di Montedison ed Enichem, i vertici della chimica italiana degli ultimi 30 anni, e ammette come parti civili i familiari dei dipendenti deceduti, le associazioni ambientaliste, enti locali, ministero dell’Ambiente e la presidenza del Consiglio dei ministri.

Il processo ha inizio il 13 marzo 1998.

Rassegna Stampa

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