Gabriele ha dedicato anni alla ricerca della causa di molti decessi e malattie tra i suoi ex colleghi del Petrolchimico.
Curioso, appassionato, estremamente preciso ed organizzato, instancabile, per effettuare la sua ricerca acquisisce competenze di medicina, di chimica, impiantistiche. Gira di casa in casa tra gli ex operai per raccogliere le loro testimonianze, crea un archivio di articoli, studi, referti medici. Conosce nomi, dati, dettagli sui reparti, e li conserva non solo tra i suoi documenti, ma anche nella sua mente.
È stato dipendente del Petrolchimico per 34 anni, durante i quali il suo impegno per la tutela della salute e dell’ambiente è stato costante, il che fa di lui un archivio vivente, un pezzo di storia di Porto Marghera. Sempre fedele alla ricerca della giustizia attraverso l’applicazione della legge, presenta molti esposti per denunciare violazioni dei diritti alla salute e al rispetto dell’ambiente.
In seguito alla pubblicazione del suo dossier “Il cancro da cloruro di vinile monomero al Petrolchimico di Porto Marghera” sulla rivista Medicina Democratica, con cui collabora, il 22 agosto del 1994 Gabriele si presenta alla Procura della Repubblica di Venezia con un esposto, deciso ad essere ricevuto personalmente. Il pubblico ministero Casson, tra i pochi presenti in Procura in quella caldissima giornata di agosto, decide di riceverlo, trovando il materiale presentato meritevole di approfondimenti. Per Gabriele è un momento memorabile.
Era dal 1974 che protestavo per la gravissima situazione di salute dei lavoratori dei CV, dove ho operato per trentacinque anni. Preciso che le mie proteste, gli esposti, le denunce si sono sempre svolti alla luce del sole, firmando con nome e cognome, usufruendo di quanto dispone la Costituzione italiana perché ogni cittadino possa far valere e difendere i propri e gli altrui diritti.
- Rifiuto di sottostare alle visite mediche obbligatorie per legge (non servivano come prevenzione ma solo per indicare ai lavoratori la strada di casa, a morire di tumore);
- Esposti alla magistratura dal 1981 su nocività e rovina della salute tra gli addetti (con la condanna del pretore di Mestre nei confronti di due dirigenti del Petrolchimico);
- Ho fatto l'obiettore di coscienza alle lavorazioni cancerogene, con comunicati e lettere alla stampa, dati sulla mortalità tra gli addetti al CVM. Tutto inutile!
- Alla fine ho deciso di eseguire una ricerca (pubblicata sul n.92/93 di Medicina democratica) su tre gruppi di lavoratori dei CV, 424 su 1782, stilando degli elenchi dei morti di tumore, con nomi e cognomi e presentando il tutto alla magistratura.
Com'è nata l'idea di presentare l'esposto alla magistratura?
Nel 1985, Gabriele aveva da poco lasciato il CV 14-16 […]. Per ordini superiori. Perché anche in quest’ultimo reparto Gabriele si era scontrato con i “capi”. Le sue denunce alla magistratura per gli inquinamenti in laguna, causati dalle attività prima del suo vecchio reparto CV 6 e poi anche del CV 14-16, lo avevano reso inviso ovviamente ai superiori, ma pure a buona parte dei sindacalisti. I quali gli avevano fatto terra bruciata attorno. Nonostante ciò, anche dal suo nuovo posto di lavoro, l’isolatissimo magazzino del PVC, Gabriele cercava e chiedeva informazioni.
Si rivolgeva soprattutto ai pensionati, ma anche a quelli che ancora lavoravano nei vari reparti e che aveva conosciuto per ragioni di lavoro […].
Il 6 maggio 1985, comunque, Medicina Democratica depositava con Gabriele Bortolozzo una nuova denuncia, con cui accusava esplicitamente il Petrolchimico Montedison, perché “continua a inquinare l’ambiente e a rovinare la salute dei lavoratori. In questo stabilimento (la cui proprietà è formalmente passata a Enichem da alcuni anni, anche se la gestione dei reparti è rimasta Montedison), nei giorni scorsi, si sono succeduti due gravi incidenti, con inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque della laguna”.
Dal reparto CV 6, infatti, erano fuoriuscite complessivamente circa venti tonnellate di cloruro di polivinile, finite in aria e nelle acque della laguna, “per carenza impiantistica e manutentiva”.
Inoltre, veniva segnalato che gli addetti al lavoro di insaccamento del PVC erano “colpiti da tumore soprattutto alle prime vie respiratorie; sono ormai troppi per far passare ancora sotto silenzio il grave problema…tra quei lavoratori ci sono stati anche casi mortali”; denuncia del maggio 1985.
Ma la vicenda si chiudeva dopo alcuni anni, senza alcun seguito investigativo che avesse un minimo di significato e senza alcun processo in grado di individuare le gravi responsabilità, anche penali.
In un’intervista che chiude la mostra a Palazzo Ducale sui 100 anni di Porto Marghera Felice Casson afferma che “se il primo esposto di Gabriele fosse stato preso in considerazione io sono convinto che avremmo salvato tante tante persone”.
[da La fabbrica dei veleni – Storie e segreti di Porto Marghera, di Felice Casson]
Le indagini condotte dal pm risultano in quasi cinquecentomila pagine di documenti e nella richiesta di rinvio a giudizio per 27 dirigenti Montedison, EniMont ed Enichem con le accuse di strage, disastro colposo, lesioni colpose, omissione di cautele.
I dirigenti vengono imputati di essere stati a conoscenza della cancerogenicità del cvm e, nonostante ciò, di non aver provveduto ad allontanare gli operai da un pericolo che, per molti, si sarebbe dimostrato letale. L’azienda, inoltre, non solo non avrebbe provveduto a risanare gli impianti, ma avrebbe addirittura contraffatto i sistemi di controllo. Anche la laguna di Venezia, prezioso ecosistema, è rimasta vittima dei veleni Montedison.
I crimini ambientali dei quali il polo chimico deve rispondere sono: avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, abbandono di rifiuti industriali tossici e nocivi, realizzazione e gestione di discariche, omissione delle attività di disinquinamento.
Nel novembre del 1996 viene depositata dal pm Casson una richiesta di rinvio a giudizio della quale colpisce una lista infinita di nomi, le persone offese.
Il 3 marzo 1997 l’udienza preliminare, presieduta dal gip Termini, inizia in un clima di grande emozione. L’aula è piena di ex lavoratori del Petrolchimico e di familiari di operai deceduti. La giornata si apre con un macabro appello, al quale rispondono ex operai colpiti da patologie da esposizione a cvm e, in processione, mogli, figli e figlie, a rappresentare mariti e padri ai quali è stata rubata la vita.
Assieme a loro, chiedono la costituzione di parte civile anche enti pubblici ed organizzazioni: comune, provincia, regione, WWF, Geenpeace, Medicina Democratica, Lega Ambiente, associazioni sindacali. Assenti tutti gli indagati.Durante le fasi di un’udienza preliminare che dura nove mesi, si susseguono una valanga di esclusioni degli avvocati difensori e le risposte degli avvocati dell’accusa. I primi ritengono che enti ed associazioni non abbiano legittimità a costituirsi parte civile e contestano il nesso di causalità tra l’operato dei propri clienti e i danni alla salute dei lavoratori.
Per ogni singolo operaio viene presentato un cavilloso e prolisso elenco di date di assunzione, cambiamenti di mansione, collocamento in cassa integrazione, pensionamento, allo scopo di dimostrare che il dirigente in questione non aveva potere decisionale sullo specifico lavoratore nel periodo in cui quest’ultimo era esposto a cvm. Gli avvocati dell’accusa rispondono alle esclusioni citando le perizie, le moltissime prove, le drammatiche testimonianze.
Enti ed associazioni sono legittimati a costituirsi parte civile in quanto, per statuto, rappresentano interessi collettivi, nella difesa dei quali sono quotidianamente impegnati.
Un’udienza preliminare ha lo scopo di verificare che sussistano prove sufficienti per l’avvio di un processo il quale, a sua volta, avrebbe eventualmente il compito di verificare date e nessi di causalità dei casi specifici. Tutte le costituzioni di parte civile, sia di ex operai e familiari che di enti ed associazioni, vengono accolte.
L’udienza preliminare si conclude il 14 novembre, con la lettura del decreto di rinvio a giudizio. Il gip Termini denuncia inoltre che anche la collettività è vittima dell’inquinamento causato dall’emissione di cvm e dalle scorie prodotte.